The German photographer Cathleen Naundorf’s work stands at the crossroads between art and fashion photography, in a dimension where luxury offers opportunities for dreamlike imaginary explorations, and artistic references provide settings and scenarios evoking a rich array of interpretations. Naundorf has specialised for some years now in portraying beautiful women enveloped in some of the most stunning creations of contemporary haute couture, transporting them inside sophisticated retro moods with esoteric undertones through clever use of fictional scenery and stylistic echoes from paintings. This artist’s previous experience as a painter can be seen especially in the way she composes her images, but also through her use of photographic tools such as extreme exposures and her highly personal processes of colour and printing. In Cathleen Naundorf’s photos, the most breathtaking creations of designers including Dior, Gaultier, Stephane Rolland and Elie Saab are imbued with carefully stylised nostalgia, poeticising the fading tastes of the past and updating the aesthetic canons of 20th century commercial photography.


Il lavoro dell’artista di origine tedesca Cathleen Naundorf si posiziona al crocevia tra arte e fotografia di moda, lì dove il lusso offre l’opportunità per intraprendere onirici viaggi immaginari e i riferimenti artistici predispongono scenari dalle molteplici interpretazioni. Da diversi anni la fotografa ritrae splendide figure femminili avvolte in alcuni degli abiti più folgoranti dell’haute couture contemporanea, trasportandole in atmosfere dal gusto retrò e dalle sfumature esotiche grazie ad un’abile uso della finzione scenica e ad accorgimenti stilistici di stampo pittorico. La precedente esperienza dell’artista in questo ambito emerge in particolare modo dall’accurato studio nella composizione delle immagini, ma anche dall’uso creativo dell’esposizione e dalla personale rielaborazione cui sono soggetti gli inchiostri fotografici. Negli scatti di Cathleen Naundorf, le più preziose creazioni di stilisti come Dior, Gaultier, Stephane Rolland e Elie Saab si tingono di nostalgia, vestendo i fasti di un tempo trascorso e riattualizzando i canoni della fotografia commerciale del XX secolo.


Beirut is now in the spotlight in international architecture publications, due to the recently inaugurated monumental building designed by David Adjaye. The Aïshti Foundation building, created by the founder and CEO of the Aishti Retail brand, Tony Salamé, contains a complex of 35,000 square metres constituting a multifunctional cultural centre plus a series of accessorial activities including luxury boutiques, a restaurant, a spa and numerous bars, as well as a magnificent panoramic roof terrace offering a breathtaking view of Beirut and the sea. The true heart of the building – which features extensive use of aluminium tubular structures and a high impact deep red façade which pays homage to the use of Lebanese wood in local architecture – is the Exhibition Centre which houses the personal collection of Salamé. The first of many non-permanent exhibitions is curated by Massimiliano Gioni, is suggestively titled New Skin, and explores the relationship between surface and shape in contemporary art.

Beirut fa parlare di sé sulle testate di architettura internazionali, grazie alla monumentale opera, recentemente inaugurata, dell’architetto David Adjaye. L’Aïshti Foundation, voluta dal CEO dell’omonimo brand, Tony Salamé, racchiude in un complesso di trentacinquemila metri quadrati di superficie un centro culturale multifunzionale ed una serie di attività accessorie, tra cui boutique di lusso, un ristorante, una spa e numerosi bar, oltre ad una splendida terrazza panoramica che sovrasta l’edificio offrendo una vista mozzfiato sulla città e sul mare. Il cuore pulsante di quest’opera architettonica – contraddistinta dall’utilizzo del tubolare di alluminio e dall’impatto estetico della facciata rossa, tributo all’architettura lignea locale – è il centro espositivo che ospita l’archivio personale di Salamé. Ad inaugurare la ricca programmazione degli spazi, una mostra a cura di Massimiliano Gioni, dal titolo evocativo New Skin, esplora il rapporto tra superfici e forme nell’arte contemporanea. 


An oasis of serenity surrounded by metropolitan frenzy: that’s the Parkroyalhotel on Pickering in Singapore. The outstanding feature of the building is its greenness, with a series of hanging gardens covering 15,000 square metres. A ‘green’ vegetal exterior which is coherently reflected in the hotel’s energy policy: a whole series of measures, from rainwater collection to solar panels, make this luxury establishment completely eco-sustainable, despite the amount of guests spread through its 367 rooms. The calm atmosphere which exudes from its design motif of fluid wooden elements – inspired by the local rice paddies – also pervades the wellbeing area on the fifth floor, with its swimming pool overlooking the horizon and the Lime Restaurant: an unmissable part of any stay in the city, with an eclectic blend of international dishes and a stunning view.


Un’oasi di serenità nel bel mezzo della frenesia metropolitana: è il Parkroyalhotel on Pickering di Singapore. Cifra caratterizzante della struttura è il verde, che si estende in giardini pensili per una superficie di 15000 metri quadrati. Una veste green che si rispecchia coerentemente nella politica energetica della struttura: accorgimenti come la raccolta delle acque piovane e la presenza di pannelli fotovoltaici rendono infatti questo albergo di lusso completamente eco sostenibile, malgrado l’esteso numero di ospiti che popolano le sue 367 stanze. L’atmosfera di quiete che si spande dai dettagli costruttivi in legno ondulato – ispirati alle risaie locali – pervade anche l’area benessere del quinto piano, con la sua piscina aggettante sull’orizzonte, e il ristorante Lime: irrinunciabile meta del programma cittadino, dove gli ospiti possono gustare un eclettico mix di piatti internazionali.

Transversal research, RECA GROUP MOODBOARD

The research aspect of the design sector is made up of a whole dictionary filled with terms known mainly to sector specialists and often leaving others perplexed… Among the countless services which Reca Group provides its customers, however, exists something called the moodboard archive, articulated in countless inspirational themes for different target customers. If you’re not sure what this means, don’t worry! A moodboard is nothing more than a collection of possible inspirations: figurative, chromatic, graphical, tactile, material, objectual, but also literary, olfactory, gustatory… In other words, a moodboard is something that can give form to a sensation: a universe of little clues that assembled together evoke a precise shared scenario. What can you use it for? For losing yourself in a fantasy, for finding what you were looking for! Reca Group customers can book a consultation with its moodboards…


Il mondo della ricerca nell’ambito del design si compone di un ricco dizionario di termini noti soltanto agli addetti del settore, il cui suono, sconosciuto ai più, può lasciare talvolta perplessi… Tra gli innumerevoli servizi che Reca Group offre ai suoi clienti c’è, ad esempio, la creazione di moodboard declinati in innumerevoli tematiche ispirazionali e orientati per target.  Niente paura se non sapete di cosa si tratta… vedrete evocano visioni!
Un moodboard altro non è che una raccolta di ispirazioni: figurative, cromatiche, grafiche, tattili, materiche, oggettuali, ma anche letterarie, olfattive, gustative… Un moodboard è ciò che da forma ad una sensazione, un universo di piccoli indizi che presi tutti insieme evocano uno scenario preciso e condiviso. A cosa serve? A perdersi in una fantasia, per ritrovarvi proprio ciò che si stava cercando! I moodboard sono consultabili dai clienti Reca Group previo appuntamento.







Occasionally, distant worlds encounter and only afterwards, observing the outcome, does one realize that this creative collaboration must have been predestined. An example? The joint project by the renowned Venetian mosaic specialist Bisazza and the Florentine fashion house Emilio Pucci. The two brands presented their joint creations at the recent Salone del Mobile interior design show in Milan. Both share a vocation for excellence and a particular passion for marrying color composition with formal stylishness, thereby projecting their identities to the world. Through the collaboration with Pucci, Bisazza has produced three new mosaic compositions: Alba and Amelie – based on Pucci designs from 2006 – blend geometric and floral motifs, while Onde ¬– a decorative motif for a scarf, developed in 1969 – articulates the theme of ocean waves in brown, beige, white and black versions. Alongside these “standard model mosaics”, to highlight the qualitative excellence of these two Italian luxury brands, three hand-made mosaic panels were presented, each one created by a team of six skilled artisans over a total of 200 hours work. Produced in limited editions of 99 pieces, these panels constitute genuine works of art and are sold at the price of 33,500 euros each.


Talvolta mondi distanti si incontrano e solo dopo, osservando il risultato di questo loro incontro, ci si accorge che erano destinati ad un progetto comune. Un esempio? La collaborazione tra l’azienda veneta specializzata nel mosaico Bisazza e la nota maison di moda Emilio Pucci. I due brand, che hanno  presentato l’esito del loro lavoro in occasione dell’ultimo Salone del Mobile di Milano, condividono da sempre oltre all’eccellenza dei propri prodotti, l’importanza attribuita alle composizioni cromatiche e formali attraverso le quali esprimono la propria inconfondibile immagine nel mondo. Grazie alla collaborazione con il marchio fiorentino, Bisazza offre oggi tre nuove composizioni murarie: Alba e Amelie, tratte da disegni del 2006, fondono motivi geometrici e floreali, mentre Onde, decorazione elaborata per lo sviluppo di una sciarpa nel 1969, declina il tema del flusso marino nelle tonalità del marrone, del beige, del bianco e del nero. Accanto a questi mosaici “di serie”, a sottolineare l’eccellenza delle due aziende del lusso italiano, sono stati presentati tre pannelli di lavorazione artigianale, ciascuno dei quali ha richiesto l’intervento di sei artigiani per un totale di duecento ore di lavoro. I pannelli, prodotti in un’edizione limitata di 99 pezzi, sono vere e proprie opere d’arte vendute al prezzo di 33.500 euro ciascuna.

Icelandic hospitality, ION HOTEL luxury in the middle of nowhere

Last year a spaceship styled with sophisticated Nordic simplicity landed among the green-hued mosses that cover the lunar landscape of Iceland: its name was ION, a hotel in the wilderness less than an hour’s drive from Reykjavik. Designed by the Minarc Studio in Santa Monica, the hotel was immediately awarded a Design Hotel certificate, also winning the Boutique prize in the sustainability category. These and other plaudits have undoubtedly been elicited by the daring architectonic choices made, the almost Spartan style of the luxurious bedrooms (45, of which 24 deluxe), the quality of the Silfra Restaurant with its delicious Nordic dishes, the Spa including indoor and outdoor swimming pools, and – most uniquely – its setting in a magically dreamlike landscape.


Lo scorso anno un’astronave di eccezionale eleganza e nordico rigore è atterrata tra i muschi dalle mille sfumature di verde che rivestono il suolo simil-lunare d’Islanda: è ION, struttura d’accoglienza che sorge a meno di un’ora da Reykjavík. Progettato dallo studio Minarc di Santa Monica, l’hotel è stato subito insignito del riconoscimento di Design Hotel, aggiudicandosi il premio Boutique per la categoria sostenibilità. A contribuire al riconoscimento, oltre alle coraggiose scelte architettoniche, devono essere stati lo stile essenziale delle lussuose camere da letto (45 di cui 24 deluxe), la qualità del Silfra Restaurant che offre prelibate pietanze ispirate alla tradizione nordica, la SPA allestita negli spazi interni e nella piscina all’aperto e, indubbiamente, la magia di un paesaggio irreale e fantastico.

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